Ambulatorio Veterinario Villa Mafalda

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Dir. San. Dott.sa Marta Sanga

Sabato 15 Dicembre 2018

Toxoplasmosi

Considerazioni generali

La Toxoplasmosi è una patologia parassitaria causata da Toxoplasma gondii, un coccide intestinale dei felini. La maggior parte dei gatti si infetta tramite l'ingestione di ospiti intermedi infetti; i roditori sono i più comuni. Una volta ingerito, il parassita, inizia il proprio ciclo di sviluppo nella parete dell'intestino; durante questa fase, gli stadi intermedi del parassita, possono lasciare l'intestino e invadere altri tessuti, principalmente cervello e muscoli, ma anche fegato e polmone.
A livello intestinale si ha una serie di generazioni asessuate seguite da un ciclo sessuato, che infine produce le oocisti. Queste vengono eliminate con le feci; tuttavia, non sono infestanti finché non sono state esposte all'aria per almeno un giorno. L'intero ciclo vitale può essere completato entro 3 giorni dall'ingestione delle cisti tissutali, cioè nel caso di ingestione di un ospite intermedio come, ad esempio, un topo. Se il ciclo vitale, invece, inizia con l'ingestione di oocisti, per il suo completamento occorrono 3 settimane.

Segni clinici

La maggior parte dei gatti infestati da T. gondii non mostra alcun segno clinico.
Gli effetti patologici della toxoplasmosi riguardano unicamente lo stadio di sviluppo extraintestinale, poiché in seguito alla penetrazione nella parete del tenue, il microrganismo può diffondere ai linfonodi o ad altri organi per via linfatica o ematica; quelli interessati più comunemente sono i polmoni e il fegato. Se a livello degli organi bersaglio si sviluppano focolai necrotici, si osserva la comparsa di segni clinici riferibili all'interessamento degli organi e degli apparati colpiti. I segni clinici più frequenti sono rappresentati da anoressia, letargia, dispnea (difficoltà respiratoria) da polmonite, epatite, pancreatite, miosite (infiammazione muscolare) e miocardite (infiammazione tessuto muscolare cardiaco). Al secondo posto in ordine di frequenza si collocano l'uveite (processo infiammatorio oculare), le emorragie retiniche e le lesioni cutanee (molto rare). Spesso si notano anche segni neurologici in circa il 10% degli animali colpiti, come: perdita di coscienza, crisi convulsive, perdita della vista, scarsa coordinazione dei movimenti, sindrome vestibolare e disfunzioni del midollo spinale.
Anche se alcuni gatti muoiono a causa dell'infestazione, la maggior parte dei soggetti colpiti guarisce e sviluppa un'immunità. Si ignora perché alcuni soggetti vengano a morte ed altri restino asintomatici.

Esami di laboratorio

La negatività dei test sierologici indica la mancata esposizione e la suscettibilità all'infezione. L'esito positivo indica invece che il gatto ha probabilmente eliminato le oocisti nell'ambiente in passato e, quindi, è molto meno probabile che torni a farlo in futuro rispetto ad un soggetto sieronegativo.

Gli enzimi epatici possono essere aumentati quando è colpito il fegato; tuttavia, si tratta di un riscontro aspecifico e comune a molte malattie del gatto.
È possibile effettuare una determinazione dei livelli anticorpali di IgM con il metodo ELISA; questi anticorpi compaiono nelle fasi iniziali dell'infestazione e sono presenti per circa 3 mesi. Sono correlati ad un'infestazione recente o in atto. Si possono testare anche le IgG mediante test di agglutinazione: questi anticorpi compaiono a partire dalla quarta settimana dopo l'infestazione e persistono per mesi o anni. Generalmente riflettono un'infezione pregressa.
Con un esame radiografico si possono notare alterazioni nel parenchima polmonare, essendo uno degli organi più frequentemente colpito.

Trattamento

T. gondii è sensibile alla clindamicina (utilizzata alla dose di 25 mg/kg mattina e sera per 2-3 settimane) e alla combinazione di sulfamidici e trimethoprim. I sulfamidici, però, vanno somministrati ogni 6-8 ore, per cui è estremamente necessaria la collaborazione da parte del proprietario. La clindamicina, come anche i sulfamidici, riduce ma non elimina l'escrezione di oocisti nel gatto. Durante questa terapia dovrebbe essere sempre effettuato un monitoraggio ematologico ed è consigliabile una somministrazione supplementare di acido folico. La terapia corticosteroidea è controindicata.

Prognosi

La prognosi è generalmente buona se la condizione viene diagnosticata e trattata nelle fasi iniziali. Per la formulazione di una diagnosi precoce è importante l'impiego del test ELISA per la determinazione dei livelli delle IgM.

Prevenzione

Nell'ambiente domestico, il controllo dell'infezione richiede la pulizia giornaliera della cassetta del gatto e l'eliminazione delle feci. È importante osservare le misure igieniche come lavarsi le mani prima di mangiare e portare i guanti mentre si lavora in giardino. Gli utensili e le superfici che vengono a contatto con le carni crude devono essere lavati con acqua e sapone. Le carni devono essere cotte a 70 °C o congelate prima della cottura. La donna in gravidanza non deve pulire la cassetta del gatto e deve evitare di mangiare carni crude o verdure non lavate. Inoltre il gatto dovrebbe essere alimentato con mangimi commerciali e comunque mai con carni o visceri (fegato e polmone) crude o poco cotti.
Nell'ambiente rurale la profilassi della toxoplasmosi è molto più problematica. Quando è possibile, gli alimenti destinati agli animali devono essere coperti da teli per evitare la contaminazione da parte dei gatti e degli insetti.

Potenziale zoonosico

La toxoplasmosi può essere una grave malattia nella specie umana.
La principale fonte di infezione nell'uomo è rappresentata dal terreno e dalle lettiere di gatti contaminate con feci infette o da carni poco cotte, soprattutto di agnello o maiale.
I gatti eliminano tipicamente una gran quantità di oocisti solo per 1 o 2 settimane e di solito per una sola volta nella vita. Se l'eliminazione recidiva, il numero di oocisti immesse nell'ambiente è quasi insignificante. La presenza delle oocisti nelle feci è massima nei gattini di 6-14 settimane di vita. Una volta nell'ambiente, le oocisti resistono ai disinfettanti, al congelamento ed all'essiccazione. Possono essere uccise mediante esposizione alla temperatura di 70 °C per 10 minuti o più.
La possibilità di infezione dopo aver toccato gatti infetti è minima a causa delle loro abitudini di pulizia intensa e delle loro feci dure che raramente imbrattano il pelo.

(Da: Clinica delle malattie infettive del cane e del gatto – I. Ramsey e B. Tennant da: Parassitologia veterinaria – G.M. Urquhart, J. Armour, A.M. Dunn e F.W. Jennings e da: Medicina felina manuale pratico – G.D. Norsworthy, S.K. Fooshe, L.P. Tilley)

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dal 19/02/2013 è stato revocato l'obbligo della vaccinazione antirabbica per tutti gli animali (cani, gatti e furetti) che andranno in Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia. Chiedere informazioni alle ASL delle regioni a statuto autonomo per eventuali proroghe della normativa.